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FIZZOS DE CARONTE "Fizzos de Caronte" tuona come la denuncia di una Sardegna condannata all'isolamento perché, come raccontano i versi in limba della canzone, il "Continente è troppo grande per capire." Tanto grande quanto incapace di udire la voce e le richieste dei figli di quella terra. Emigranti, lavoratori, gente comune in balia dei vettori aerei e navali, costretti per ricongiungersi ai propri affetti, ad attendere come le anime dei trapassati, il Caronte di turno che li traghetti in un luogo di pace. |
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CORO NIEDDU In limba suona Coro Nieddu, ma si può interpretare cuore nero. Quel cuore grande e generoso dei minatori che pur di assicurare una vita migliore a mogli e figli, hanno accettato di farlo diventare nero respirando giorno dopo giorno, nelle viscere della terra, le micidiali polveri delle gallerie minerarie. "Coro Nieddu", il brano principale che dà anche il titolo al nuovo cd delle Pandelas, è dedicato ai minatori, a quelli morti in miniera, ai tanti che ancora oggi in tutto il mondo continuano a morire, ai sopravissuti, a quelli del Sulcis, ai sardi emigrati in Belgio, ai loro figli ormai integrati all'estero grazie al sacrificio dei padri e in particolare alle vittime della miniera di Marcinelle |
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S'ISOLA MIA E sono sempre i Tenores di Bitti "Remunnu 'e Locu", miscelati con arte ai cori campidanesi di Gianni Cogoni (basciu) Agostino Valdès (contra), Vincenzo Spiga (tenore), su solittu e sa trunfa di Orlando Mascia e le Pandelas a dare voce all'inno alla Sardegna e alle sue bellezze naturali dell'inedito "S'isola Mia" (Marcia-- Masala). |